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Pubblicato il 03/07/2020
Ufficio stampa Apt Fassa

Le immagini, realizzate per l’Apt di Fassa, mostrano l’ultima estate di lavori nel presidio alpino, gestito da 31 anni dalla famiglia Vaia, e di proprietà della Sat, che lo sta ricostruendo con principi di sostenibilità e tanta tecnologia per aprirlo anche d’inverno

La Società Alpinisti Tridentini pensava a un intervento importante da venticinque anni. E, finalmente, l’estate 2020 si annuncia come quella conclusiva del cantiere a 2873 metri del Rifugio Boè. Costruito nel 1898 dal D.Ö.A.V (il club alpino tedesco) e preso in consegna dalla Sat dopo la prima guerra mondiale, il Boè nel tempo è stato oggetto di ampliamenti e superfetazioni, finché non si è giunti al progetto, in corso di realizzazione, che fa risaltare la parte storica del rifugio e la differenzia, con una vetrata interposta, dal nuovo manufatto, caratterizzato da soluzioni tecnologiche innovative e sostenibili e da rivestimenti che si integrano con l’ambiente “lunare” dell’altopiano del Sella. Di quest’ultima intensa fase di lavori racconta il video "Il cantiere estremo", realizzato dai giornalisti Andrea Selva e Elisa Salvi per l’Apt di Fassa.
Gli operai al lavoro, gli elicotteri unici mezzi di trasporto ad arrivare agilmente i 3000 metri per portare strumenti e materiali, la famiglia Vaia che gestisce il rifugio e anche quest’estate è lì a dare una mano alle ditte e in attesa di aprire la struttura nuova, i responsabili della Sat che raggiungono spesso il rifugio per sovrintendere gli avanzamenti: sono veloci i ritmi al Boè, raccontati ne "Il cantiere estremo" dove è partita la corsa contro il tempo per terminare i lavori. «Il Boè - spiega Sandro Magnoni, presidente della commissione rifugi della Sat - si trova luogo strategico dal punto di vista escursionistico e alpinistico nel gruppo del Sella. Ci auguriamo di concludere gli interventi a una struttura del tutto innovativa, per questa quota, che rappresenta un modello per l’intero arco alpino e di cui andiamo orgogliosi». A 3000 metri, assieme a una nuova fognatura verranno posati anche una linea elettrica e un cavo di fibra ottica. «Nella parte storica risaltano le murature in pietra tradizionali, con gli scuri bianchi e azzurri tipici della Sat, mentre la parte nuova è completamente tecnologica. Addirittura in quest’edificio sono applicate le norme antincendio, come se fosse a fondovalle, e una isolazione che permetterà di aprire anche d’inverno», sottolinea Livio Noldin, direttore dei lavori della Sat.
Un intervento esemplare a 3000 metri, costato 4 milioni di euro finanziati per lo più dalla Provincia di Trento, che rinnova un rifugio amatissimo, in primo luogo dalla guida alpina Lodovico Vaia, che con la moglie Leandrina Scola e le figlie Elisa, Valentina e Milena, lo gestisce da trentun’anni: «Mi è sempre piaciuto questo rifugio perché è in una bellissima zona. Certo, le difficoltà non mancano per la quota, i rifornimenti complicati, il meteo, la neve che c’è quasi tutto l’anno». E, ora, la sfida per la famiglia Vaia è la futura apertura invernale, che permetterà tra febbraio e marzo (quando ci saranno le condizioni ideali) a sci alpinisti e ciaspolatori esperti, di ammirare il Col Turond, nella sua versione più candida.  



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