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Pubblicato il 19/03/2021
Ufficio stampa Apt Val di Fassa

Da quasi tre mesi il cucciolo (ormai cresciuto) vive assieme alle mucche dell’allevatore di Penia, che l’ha accolto, salvandolo da freddo e denutrizione

Il 9 gennaio è arrivato tutto solo, infreddolito e denutrito da Nicola Eccel, allevatore di Penia di Canazei. Ma, in poco tempo, è diventato il re della stalla. Il giovane camoscio Floppy (che Nicola ha chiamato così in ricordo di un altro esemplare accolto per alcuni giorni nel 2003) è stato ritrovato vicino ad alcune case di Alba, da un paio di cacciatori (che oltre ai forestali, durante le stagioni invernali nevose, riforniscono di fieno alcune mangiatoie collocate nei boschi per la sopravvivenza degli animali selvatici) che, nel tentativo di salvarlo, l’hanno portato da Nicola. L’allevatore di 39 anni l’ha accolto immediatamente. «Non potevo fare altro che sistemarlo, al caldo, nella stalla. Penso sia nato a fine agosto. Quest’anno, secondo i forestali, ci sono diversi piccoli nati a fine estate, in ritardo nella stagione. Con tutta la neve caduta quest’inverno è difficile per gli animali selvatici trovare da mangiare e allevare i cuccioli. Forse la mamma di questo camoscio è morta». Così spiega Nicola, 39 anni e uno stile di vita che ricalca in tutto e per tutto le tradizioni contadine diffuse un tempo in Val di Fassa. «Il primo giorno era davvero a terra, così l’ho messo, da solo, nel recinto dei vitellini. Poi, con una siringa, gli ho dato un po’ di latte con acqua tiepida, perché i camosci non digeriscono bene il latte vaccino: ne ha bevute tre, aveva tanta sete». Tra fieno, grano e pezzetti di mela, il camoscio, un po’ alla volta, ha ripreso le forze e ha fatto pure amicizia con le mucche. «Appena si è sentito meglio ha cominciato a saltar fuori dal suo recinto e andare accanto alla vitella Bella. Gli sta sempre appiccicato. I primi giorni, avevo paura che le mucche gli dessero qualche calcio per allontanarlo, ma un mattino, entrando nella stalla, l’ho trovato addirittura sulla schiena di una vacca accovacciata. Adesso va a prendersi il fieno nella mangiatoia delle mucche».
Ora che è arrivata la primavera, Nicola e i forestali stanno pensando come restituire Il giovane camoscio alla vita nella natura. «I forestali avrebbero intenzione di liberarlo al Fedaia, dove ci sono altri camosci che si spera lo accolgano. Ma, se lo permettono, a me piacerebbe portarlo a fine maggio in alpeggio in Val Duron, assieme alla vitella a cui si è affezionato, in modo che abbia un punto di riferimento, ma possa anche girare liberamente per incontrare altri camosci». C’è, però, il rischio che non venga integrato in un gruppo di suoi simili. «Sono convinto che madre natura farà il suo corso e quando ci sarà la stagione degli amori Floppy andrà in cerca di una camoscia. Certo, è probabile che dopo i primi incontri torni indietro perché il branco non lo vuole. Ma sono fiducioso che ce la farà, sempre che dopo tutti questi mesi passati nella stalla - conclude sorridendo Nicola - non sia convinto di essere una mucca».



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