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Pubblicato il 14/09/2021
Ufficio stampa Apt Val di Fassa

Aperta fino al 2022, l'esposizione celebra i vent’anni della struttura museale e soprattutto le persone che hanno contribuito alla sua realizzazione e quanti - specie giovani - hanno collaborato nell'ultimo anno di attività  

"Quali sono le tre parole che rappresentano l’essere ladino?" e "Se ti dicessero che domani il ladino non esiste più?". Sono queste le domande significative poste a una quindicina di fassani - bambini, ragazzi, adulti, anziani - le cui risposte sono raccolte nel video, parte fondante, della mostra dal titolo "Mie Museo - arpejon per l davegnir - per ereditare il futuro", aperta al Museo Ladino di Fassa dal 14 settembre fino all’11 ottobre e, dopo una pausa autunnale, dall’1 dicembre al 15 aprile 2022.
«Questa mostra - ha detto all’inaugurazione dell’esposizione Lara Battisti, presidente dell’Istituto Culturale Ladino - rappresenta un modo per ricordare quanti hanno contribuito alla costruzione di questo museo che festeggia vent’anni. Mi riferisco, in particolare, a Fabio Chiocchetti, allora direttore dell’Istituto Culturale Ladino di Fassa, e a Cesare Poppi, l’antropologo che tanto ha studiato la lingua e la cultura fassana e che ha partecipato al progetto. La struttura, che accoglie un importante patrimonio etnografico, è un luogo rilevante per la comunità ladina e ci invita anche a riflettere sul futuro della cittadinanza, della sua cultura e del museo stesso».
All’inaugurazione di “Mie Museo” ha, invece, sottolineato l’anima giovane della struttura Sabrina Rasom, direttrice dell’Istituto Culturale Ladino: «Questo museo riflette il punto di vista di quanti ci lavorano con passione, di chi ha donato oggetti e documenti, ma anche la vivacità dei ragazzi che abbiamo coinvolto quest’anno in alcune attività, grazie alla collaborazione dell’associazione Inout e dei giovani che hanno scelto di fare stage qui e di aiutarci a tenere aperte le sedi sul territorio durante l’estate. Aprire le porte del museo ai giovani ha fatto sì che vivessimo tutti un’esperienza di curiosità singolare per la struttura e per il patrimonio etnografico che custodisce: i ragazzi sono voluti entrare anche nel magazzino, scoprendo così la grande quantità di reperti che ancora non trovano sede nell’esposizione, perché necessiterebbero di altri spazi. L’interesse dei ragazzi, come quello dei visitatori della mostra e del museo, è fondamentale per noi che consideriamo questa struttura un cantiere aperto. Ecco perché, al termine dell’esposizione, si trova l’allestimento di un cantiere dove chiunque può lasciare un pensiero e un’idea sul museo dei prossimi anni».
L’esposizione "Mie Museo" è studiata in modo da far cogliere immediatamente al visitatore l’idea che il Museo Ladino è di tutti. «La mostra - ha spiegato Daniela Brovadan, responsabile conservatrice del museo - guarda sia al passato, attraverso le foto e i pezzi di chi ha contribuito con la sua eredità al patrimonio etnografico, sia al futuro, in particolare, con le opere di artisti contemporanei esposte all’ultimo piano. L’intento e di dare valore a una struttura che è della comunità del passato e del futuro, così come dei visitatori, che aspettiamo e che speriamo ci forniscano anch’essi spunti per questo “cantiere” che vogliamo sia sempre attivo».






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